Il Tempo della Vita – III Parte

Il Tempo della Vita

Il Tempo della Vita –II Parte QUI

Zifu si allontanò con un’aria enigmatica e non pienamente soddisfatta, senza lasciar intendere i motivi del suo comportamento. Forse iniziava a prefigurarsi il gioco di prestigio del Maestro quando tornerà col denaro della vendita…oppure, semplicemente, aveva colto un atteggiamento schivo nel cliente, forse di velata discriminazione. Appena allacciato al suo polso, mi slacciò e mi strofinò ripetutamente sul petto. Ebbi l’onore di sentire anche il suo soffio dal retrogusto alcolico sul mio volto, creando un alone sul medesimo volto, che prontamente asciugava sulla maglietta.

Giungemmo in un bar. Altri amici lo attendevano. Tutti sembravano accomunati dalle stesse sorti: volontà di vivere zero; destino infausto; discrepanza tra aspettative e realtà; volontà di cambiare il corso della propria vita, ma la realtà li opprime. Condividevano non solo le sorti, ma anche grandi e larghe e lunghe bevute. Preferivano soffocare in fiumi di birra la loro inettitudine.

Queste, forse, furono le cause del mio passaggio da Mario, il magnanimo ,per il regalo per il figlio, a un umile, ma scaltra guardia carceraria. Mario fu arrestato per aver violentato la moglie e i figli una sera di ritorno dal club del luppolo. Fu una scena tremenda, o almeno così l’avrebbe definita un qualsiasi uomo. Condita di schiaffi e urla, fu una serata indimenticabile. Neanche la mia memoria frammentata potrà facilmente rimuovere…

Nonostante il processo, le procedure e tutto il resto non ho mai capito che fine abbiano fatto la moglie e i figli; so solo che quasi tutti i suoi effetti personali furono confiscati. I primi giorni di prigionia rimasi al polso di Mario. Ero con lui nelle notti insonni e in quelle in cui dormiva beato, forse supportato da sogni notturni, capaci di farlo evadere dalla realtà.

Un secondino, un giorno, con orgoglio e disprezzo, mi strappò via da Mario con eleganza, rompendo l’abbottonatura del mio giubbotto e graffiandomi il viso vicino le sbarre di ferro.

Mi consegnò a un collega sui cinquanta d’età: Massimo. Questi, esperto e appassionato di orologi, mi rese nuovo, portandomi quasi alla condizione di bellezza originaria.

Ora vesto un nuovo giubbotto, più scuro di prima; le ferite graffianti sono state sanate; i miei occhi, purtroppo, si stanno spegnendo gradualmente, a causa dell’ “ossidazione chimica”.

Qui, su una bancarella mobile in una grande piazza, io e il mio nuovo transitorio proprietario (un amico d’infanzia di Massimo, al quale lo stesso secondino Massimo doveva un favore) aspettiamo la nostra occasione.

 

Claudia è una ragazza solare, simpatica e generosa con tutti. Iniziare una giornata col sorriso è un imperativo categorico per lei. Le bastarono le seguenti parole per acquistarmi: “Festina vintageanalogico in cinturino in pelle e corona di quarzo. 60 euro!”.Non ha un animo scrutatore, o almeno non l’ha presentato in questa occasione.

Tornata a casa, telefonò un’amica, spiegando di aver sentito una sorta di attrazione verso di me, sin dal primo momento in cui mi vide. Si sentiva come una carica elettrica in un campo gravitazionale; tuttavia, non riusciva a decifrare questa suggestiva emozione. Concluse che tale emozione derivava dal piacere di aver trovato il regalo perfetto per il suo fidanzato. Mancano tre giorni al suo ritorno dalla missione militare. Sta attendendo questo momento da due anni.

 

«…Oggi a scuola è stato estenuante. Ho fatto il compito in due classi. Un’altra ragazza mi ha fatto penare per una verifica. Meno male che manca poco alla fine

«Claudia abbi pazienza…Speriamo che l’anno prossimo riesci a ritornare. Spera, piuttosto, che non ti mandino ancora più lontano

«Lo so Elena. Però è scocciante…vabbè, non mi dire niente, ma ho comprato una pizza. Voglio solo sdraiarmi sul letto, mangiare e guardare qualcosa in tv. Nella pace dei sensi

«Ti capisco amichetta. Ci sentiamo domani. Baci baci

«Bye

 

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.

 

«Registrazione diario personale. Giorno 36. Caro Swinnie, ti avrei raccontato di una giornata normale, ordinaria, classica e snervante per via del lavoro. Ma ho appena realizzato che l’orologio, di cui ti ho già parlato, apparteneva a Christian, il mio ex, di cui tu non hai mai sentito parlare. Ho acceso la televisione e trasmettono Blade Runner, il suo film preferito. Lo avremmo visto insieme almeno dieci volte. Diceva sempre che il finale era poetico: “le parole più belle mai spese nella cinematografia. Orione, i raggi che balenano nel buio, le lacrime perse nella pioggia…”.Mentre sentivo queste parole in TV, ho slacciato l’orologio e l’ho poggiato delicatamente sul comò. Istantaneamente si è figurata nella mia mente l’immagine di Christian. Sono proprio una sciocca. Come ho fatto a non rendermene conto prima? Forse inconsciamente il film e i miei occhi sull’orologio hanno contribuito a far riemergere un sentimento e un ricordo lontani.  L’ho comprato per Leo e indossato tutti questi giorni per la sua promessa di portarmi un orologio vintage dalla frontiera. Ma ora credo che il perché non sia questo. Ho sentito sin dal primo istante in cui l’ho visto una fortissima attrazione. È come se in testa avessi avuto una vocina che mi spingeva ad acquistarlo. Una vocina da un’eco rimbombante e squillante, che attraversava le pareti del mio cuore. Così l’ho preso, legato al mio polso tutti questi giorni, avvertendo un impulso nel mio corpo e confidando nel fatto che tale impulso proveniva dal legame inscindibile con Leo. Ma adesso mi chiedo se sia così, se non mi sia sbagliata. Forse questo vuol dire semplicemente che…basta! Devo essere razionale: non posso provare ancora qualcosa, di bello e di importante, per una persona di otto anni fa. È impossibile. Non ricordo neanche cosa si provasse a stare con lui. Inutile pensarci. Ma quale razionalità? Sono solo una povera… illusa. Non siamo razionali, noi siamo membri della razza umana, e come tali proviamo emozioni, che ci pervadono le vene e come virus attanagliano i nostri polmoni. Leo è uno sbaglio. Christian anche fu uno sbaglio, un mio sbaglio…infelice. La nebbia che offuscava la mia vista e la mia mente me lo portò via, come il vento trascina con sé i baccelli dei denti di leone. Christian sarebbe morto per me, sono convinta che lo avrebbe fatto. Forse è un segno; dovrei cercarlo, dirgli che il nostro amore ha avuto un peso talmente grave nelle nostre vite, da aver disegnato un solco nel mio cuore. Ma chi voglio prendere in giro? Sono trascorsi otto anni. E c’è chi dice che al cuore non si comanda…»

Osservo una povera ragazza dormire. Chissà che risposta troverà. Temo che non lo saprò mai. La gente ama prendersi a sferzate di indifferenza; l’amore sembra faccia solo soffrire. Ho concluso che esiste una curiosa analogia tra noi e loro: in entrambi si apprezza soprattutto l’apparenza estetizzante; il meccanismo interiore, gli anelli vitali dell’ingranaggio vengono spesso non considerati, mentre sono il vero motore dei sensi. Il perché non è dato sapere, ma avverto che tutto ciò mi ha reso umano, troppo umano. E da umano non posso sopportare. È un segnale paradossale e inequivocabile: questo mondo necessita un supplemento d’anima.

 

Gabriel Ciao

DiGabriel Ciao,

corrispondente da Caserta.

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