GEMMOLOGIA ANTICA vi svelo che:…
L’immagine delle 12Perlederiva dal libro dell’Apocalisse (21, 21). La Gerusalemme Celeste scende dal cielo, cinta da mura e con dodici porte, ciascuna formata da una perla, che rendono la città percorribile e attraversabile. Il termine perla deriva dal latino perula (piccola pera) o pilula (sfera). Chimicamente, le perle sono concrezioni di carbonato di calcio e conchiolina, una sostanza organica secreta da molluschi marini o d’acqua dolce. Usate come ornamento fin dal 2500 a.C., venivano definite “gemme prodotte dal mare”.
Gli antichi orientali spiegavano l’origine delle perle in modo poetico: “Quando la luna, regina del cielo notturno, spande la sua dolce luce, le ostriche lasciano il fondo del mare, salgono sulle onde, aprono le valve e si impregnano della rugiada e dei raggi lunari; così nascono le perle”.
Numerose leggende collegano le perle alle lacrime. In Oriente si narrava che Adamo ed Eva, vissuti per 500 anni sull’isola di Ceylon, versarono lacrime per la morte di Abele, che formarono un lago sul cui fondo nacquero le perle, simbolo di amore e dolore. Anche leggende indiane associano le lacrime alle perle, rafforzando l’immaginario che ancora oggi lega questi due elementi. Le perle furono ampiamente usate da regnanti indiani, Salomone, i sovrani ebraici, Nabucodonosor e i faraoni egiziani (consacrate alla dea Iside). I Fenici ne detennero il monopolio commerciale. Nel Cristianesimo le perle, ornamento di re e principi, divennero simbolo di purezza e timore di Dio. In passato si credeva che calmassero l’ira e tonificassero il cuore.
Il Turchese: Conosciuto come “pietra turca“, il turchese era usato in archeogemmologia sin dal V millennio a.C. presso civiltà medio-orientali, asiatiche e mediterranee.
Chimicamente è un fosfato di alluminio e rame con tracce variabili di ferro. Il colore azzurro è dovuto al rame, mentre il ferro conferisce una tonalità verde. Si trova in masse e noduli microcristallini reniformi, stalattiti o vene entro rocce eruttive (soprattutto in Persia). In ambiente archeologico si altera facilmente: disidratandosi perde colore e sviluppa microfratture, nelle quali si infiltrano minerali secondari e terre dei paleosuoli. I principali giacimenti si trovavano in Persia, Sinai, Turkestan, Tibet e nelle miniere di Re Salomone, in Israele, dove era associato alla malachite.
L’Onice: Il nome deriva dal greco onyx (“unghia”), per la somiglianza con l’unghia umana, caratterizzata da una lunula bianca in contrasto con il resto del colore. L’onice è una varietà di calcedonio, utilizzata in Egitto dal 945 a.C., sebbene fosse probabilmente conosciuta già prima. Proveniva da Egitto, penisola Arabica e India.
Significati simbolici secondo la Cabala:Alle pietre del Pettorale sono associati dodici attributi di Dio. Ad esempio:
Sarda o sardonice: Melek (Re). Topazio: Gomel (Benefattore). Smeraldo: Adar (Magnifico).
Rubino: Eloah (Dio onnipotente). Zaffiro: Hain (Fonte, occhio).
Diaspro: Elchai (Dio vivente). Cornalina: Elohim (Gli dei potenti). Agata: El (Forte).
Ametista: Iaho (Dio).
Crisòlito: Ischgob (Altissimo Padre). Onice: Odonai (Signore).
Zircone: Ossido di zirconio e silicio, con colorazioni che spaziano dall’incolore al rosso vivo, blu verdastro o verde bruno. Si trova in giacimenti secondari a Ceylon, Siam e negli Urali. Poco usato, è fragile superficialmente.
Labradorite: Un feldspato silicato di calcio, alluminio e sodio. Il suo caratteristico effetto ottico (labradorescenza) riflette la luce, producendo colori simili alle penne di pavone.
Forse identificabile con la “pietra multicolore” di Plinio, si trova in Russia e Labrador.
Olivina: Silicato verde intenso, noto dal III millennio a.C. in Mesopotamia e nell’Antico Egitto. Si trovava in rocce peridotitiche in Birmania e sull’isola di Topazos (Mar Rosso). Fragile nei paleosuoli, veniva usata soprattutto per gioielli.
Granato: Silicato con composizione variabile. Le varietà includono Piropo: rosso rubino.
Almandino: rosso violaceo. Demantoide: verde.
Spessartite: giallo miele.
Essonite: giallo cannella. Diffuso in gioielleria, il nome deriva dalla somiglianza con i semi del melograno.
Tormalina: Silicato di alluminio, ferro, manganese e sodio. Spesso policroma, presenta dicroismo (variazione di colore ruotandola). Si trovano tormaline rosa (rubelliti) negli Urali, verdi e blu in Birmania e Ceylon. Usata sporadicamente.
Opale: Silice idrata con iridescenze, conosciuta nell’antichità. Plinio la descrive come unione di ametista, smeraldo e carbonchio. Fragile e facilmente alterabile, si trova in Australia, Messico e raramente in Egitto.
Lapislazzuli: Una pietra azzurra nota come “zaffiro” dagli antichi. Proveniva
dall’Afghanistan e dal Lago Baikal. Usata in sigilli, scarabei e oggetti decorativi, variava dal blu indaco al verde.
Rubino: Una varietà rossa del corindone, dovuta alla presenza di cromo. Noto come “carbonchio”, si pensava brillasse al buio. Proveniva dalla Birmania e dal Siam, ma era poco usato in glittica per la sua durezza.
Malachite: Carbonato di rame verde, usato per gioielli. I giacimenti principali erano nel Sinai e negli Urali.
ricerca curata dal Gemmologodr. Fabio Pivari,
corrispondente da Genzano di Roma.




