Giovedì 26 giugno 2025 era il giorno stabilito per la visita guidata a Napoli organizzata dallo staff diFormedper i corsisti delCorso di Alta Formazione in “Criminologia dell’Arte”ed io, già dal giorno precedente, mi sentivo emozionato, trepidante come uno scolaretto che si accinge alla gita scolastica. Mercoledì 25 parto dal Veneto in Frecciarossa che arriva a Napoli, ma con un’ora di ritardo. L’atmosfera che incontro in stazione però mi entusiasma subito: prendo possesso della stanza e poi una pizza a Porta Capuana: che soddisfazione!


Il giovedì mattina – ero stato istruito da amici napoletani – un’irrinunciabile ed egoistica doppia sfogliatella da “Attanasio” con una profumatissima crema di caffè alla caffetteria “Imperatore”: un’enorme soddisfazione!


L’inizio di giornata prevede la visita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), uno scrigno colmo di tesori antichi che, mi si annuncia, raccontano una civiltà perduta con una forza che lascia senza fiato. Pantaloni corti e zainetto in spalla prendo la linea 1 della Metropolitana e scendo alla fermata Museo. Esco in superficie, mi incammino e dinanzi all’ingresso del MANN finalmente scorgo il gruppo dei corsisti: mi presento, ci stringiamo la mano, c’è entusiasmo e colgo una bella atmosfera. Mi sento a mio agio sia con laProf.ssa VittoriaPonzettache con ilProf. Luigi Di Vaiacon i quali non mi ero mai visto da vicino, ma bensì in via telematica.
Entriamo al MANN ed al terzo piano, con un entusiasmo da padrona di casa ci attende laDott.ssa Marialucia Giacco, Funzionario archeologa che ha curato l’allestimento della Mostra“Tesori Ritrovati: Storie di Crimini e di Reperti Trafugati”. Mi rendo subito conto che siamo dei privilegiati perché con grande perizia e linguaggio suadente la Dott.ssa Giacco ci rapisce immergendoci in ciò che lei stessa ha allestito e conosce a menadito. La mostra è l’esito finale di un articolato percorso di indagini e attività di ricerca, realizzato nell’ambito del protocollo d’intesa siglato tra il MANN e la Procura della Repubblica di Napoli.


L’illustrazione della Dott.ssa Giacco ci ha svelato le dinamiche del mercato illegale delle opere d’arte ed i danni irreversibili causati dal saccheggio e dalla distruzione del patrimonio culturale. Scavi ed esportazioni clandestine, traffici illeciti, casi giudiziari e investigativi che hanno avuto grande risonanza mediatica, falsificazioni, perdita di opere trafugate e mai recuperate. Una selezione di circa 600 oggetti tra i più rappresentativi tra quelli dissequestrati del territorio Campano esteso all’intero Mezzogiorno che restituisce uno spaccato significativo delle produzioni artigianali e delle manifestazioni artistiche che si sono susseguite dall’età arcaica al Medioevo. Torniamo al piano terra per terminare con l’attesa visione della scultura del“Toro Farnese”nota anche come “Supplizio di Dirce“: un gruppo scultoreo in marmo considerato la più grande scultura antica mai ritrovata, rinvenuta nelle Terme di Caracalla, nel XVI secolo. La guida stavolta è il Prof. Di Vaia che con grande competenza ci ha incantato tutti, compresa la Prof.ssa Ponzetta, ed ha illustrato il mito del supplizio di Dirce, legata a un toro da Anfione e Zeto per vendicare i maltrattamenti subiti dalla loro madre Antiope.

Usciamo dal MANN e, con il tipico sole di questa fantastica Città, mi sono sentito immerso in meraviglie senza tempo. Napoli ti accoglie con il suo caos vivo, le sue voci, i suoi profumi, ma basta varcare le soglie giuste per ritrovarsi immersi in un’altra dimensione: quella della bellezza pura. Prendiamo il taxi per recarci alla successiva destinazione del programma, in Via Francesco De Santis. Dopo una breve passeggiata tra le stradine del centro storico, arriviamo ad uno dei luoghi più mistici e potenti della città:la “CappellaSansevero”. Riceviamo tassative istruzioni sul contegno e sul silenzio da tenere all’interno, attendiamo il nostro turno ed entriamo: la guida è di nuovo il nostro Prof. di Vaia. Qui, in penombra e silenzio, si trova il celebreCristo Velato.

È difficile per me spiegare l’emozione: quel velo scolpito nel marmo sembra trasparente, leggero e vivo. L’opera diGiuseppe Sanmartinoè qualcosa che va oltre la scultura: è stata un’esperienza spirituale che mi ha commosso.

Attorno altre statue simboliche e inquietanti raccontano una Napoli esoterica e misteriosa, dove scienza e fede, arte e magia si intrecciano. Semplicemente stupendo e, credo, ineguagliabile.
C’è bisogno di rifocillarci, che nella piramide di Maslow è fondamentale quasi quanto la cultura e lo reclamiamo. La Prof.ssa Vittoria ci pensa subito e senza indugio ci accompagna al Bar Scaturchio: caffè per tutti mentre i più golosi hanno consumato babà e pastiera: provare per credere!
Si prosegue, poi, destinazione laBasilica di San Domenico Maggiore. Al suo interno: opere di Artisti come Francesco Solimena, Jusepe de Ribera e Andrea Vaccaro, e poi le Arche Aragonesi, casse lignee che contengono i corpi mummificati di re e nobili che tra il ‘500 e l’800 scelsero la Basilica di San Domenico Maggiore nella sua Sagrestia, come luogo di sepoltura. La basilica ospita anche un maestoso organo a canne decorato con sculture e rilievi. La chiesa, con la sua ricchezza storica, artistica e architettonica, ha offerto un viaggio affascinante attraverso i secoli, collegando la fede, l’arte e la storia di Napoli.
Riprendiamo la passeggiata perché sono già passate le 14:00 e la fame batte. Nel percorso non ci vogliamo far mancare niente e qualcuno, io compreso, affascinati dal richiamo di un’ambulante con il suo carrettino, invitava ad assaggiare e a sorseggiare la “limonata a cosce aperte”: ci voleva!
Finalmente a pranzo, stanchi ma soddisfatti e gli occhi parlano da soli.
Qualcuno guarda l’orologio per capire quanto manchi ancora prima del viaggio per il rientro a casa e dunque si riparte per visitare la stazione della Metropolitana di Via Toledo che il quotidiano ingleseThe Telegraphdefinisce la più bella d’Europa. Un design unico con mosaici colorati che richiamano il mare e reperti archeologici trovati durante gli scavi.

E siamo all’ultima tappa, Gambrinus. Uno dei caffè storici più celebri d’Italia, fondato nel 1860. Frequentato da re, politici, artisti, poeti e intellettuali, un vero e proprio salotto letterario, frequentato da figure come Gabriele D’Annunzio, Benedetto Croce, Matilde Serao, Eduardo Scarpetta, il re Umberto I e la regina Margherita, era (ed è) un luogo dove si incontrano idee, arte e opinioni, nel cuore della Napoli borghese e culturale. L’interno è qualcosa di meraviglioso: stucchi dorati, affreschi in stile liberty, specchi e arredi eleganti che richiamano l’atmosfera della Belle Époque, come entrare in un’opera d’arte viva. E lì abbiamo consumato caffè, dolcini, e sorbetti.

Alla partenza del mio treno mancava solo mezz’ora: mi è dispiaciuto congedarmi perché è stata davvero un’esperienza entusiasmante e da ripetere. Ci siamo salutati con un abbraccio e devo dire che lo staff di Formed, con Vittoria, Luigi e Lorenzo, ha saputo creare una giornata magica che ha unito didattica, cultura, evasione e spensieratezza.
diGraziano Candeo
Freelance – già commiss. c. Polizia Scientifica
CorsistaCorso di Alta Formazione in “Criminologia dell’Arte”,
corrispondente da Monselice (Padova).




