«L’arte del riscatto: quando capolavori e reliquie diventano armi criminali»

In foto: Graziano Candeo, discussione Tesi Corso di Alta Formazione in "Criminologia dell'Arte"

La tesi del Dott. Graziano Candeo indaga come capolavori e reliquie siano stati talora convertiti in “armi simboliche” e leve estorsive, confocussulla Mafia del Brenta e sul boss Felice Maniero.

Il dissacrante sorriso del boss, acrilico su carta 30x50, opera del Maestro D.D. Testolin, 30 agosto 2025.
Il dissacrante sorriso del boss, acrilico su carta 30×50, opera del Maestro D.D. Testolin, 30 agosto 2025.

Ipotesi: i beni culturali ad alta valenza devozionale/simbolica aumentano l’efficacia del baratto criminale con istituzioni e comunità.

Metodologia: triangolazione di atti giudiziari (incl. banca dati SIDDA), relazioni parlamentari, giornalismo d’inchiesta e OSINT, memoria investigativa forense personale del candidato ed una sua intervista originale a Maniero nell’estate 2025.

Analisi comparata di casi: Madonna di Nicopeja a Venezia (1979), Santa Lucia a Venezia (1981), mento di Sant’Antonio da Padova (1991), Galleria Estensi a Modena (1992), in dialogo con il quadro normativo (art. 518-bis c.p.; can. 1190 CIC).

Risultati: (1) emersione di un “furto con riscatto” centrato sul capitale simbolico (reliquie, icone) più che sul valore di mercato, con massimizzazione della pressione negoziale; (2) evidenza di reti ibride di corruzione/collusione e di recovery narrati in modo opaco dall’Arma dei carabinieri con rischi per legalità e fiducia pubblica; (3) genealogia veneta del baratto criminale-istituzionale e conferma della natura mafiosa del sodalizio (giurisprudenza di legittimità); (4) lettura psico-criminologica: l’arte comestatus symbolnella fase espansiva e come possibile sublimazione/ricomposizione identitaria nella fase post-collaborazione (Winnicott, Freud; cenni alla labeling theory).

Contributi: definisce un modello di “estorsione simbolica” con pezzi dello Stato del Nord-Est che integra beni culturali, potere mafioso e consenso. Implicazioni dipolicy:hardeningfisico e sensoristica in basiliche/musei; inventariazione e tracciabilità digitale; catena di custodia eauditindipendenti; protocollino-dealcon standard di trasparenza nei recuperi;task forceTPC–CEI–musei.

Ricerca: valutare il ruolo di pratiche espressive (art-therapy) in percorsi di desistenza.

Conclusione: il caso veneto mostra come i beni culturali siano catalizzatori di potere e strumenti di governo criminale, richiedendo risposte multilivello che coniughino tutela, legalità e fiducia civica.

 

diGraziano Candeo
Freelance – già Commiss. c. Polizia Scientifica
Corsista I Edizione Corso di Alta Formazione in “Criminologia dell’Arte”,
da Monselice (PD).

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