La tutela del patrimonio culturale rappresenta, per l’Italia, un tema di primaria importanza, tanto sul piano giuridico quanto su quello politico e sociale. La peculiare ricchezza storica e artistica del nostro Paese, riconosciuta a livello mondiale, ha determinato lo sviluppo di un sistema normativo complesso e stratificato che si è progressivamente consolidato sino all’attuale Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004). Il fenomeno delle esportazioni illecite e dei trafugamenti di opere d’arte ha posto l’Italia, sin dall’Ottocento, al centro di un dibattito giuridico internazionale che intreccia temi di diritto penale, amministrativo e internazionale.
Tuttavia, solo dopo i grandi conflitti bellici è emersa a livello internazionale la necessità di una protezione dei beni culturali, anche vista la stretta correlazione tra diritti umani fondamentali e patrimonio culturale. A quel periodo risale la consapevolezza che il patrimonio culturale ha valore sovranazionale e che può essere oggetto di tutela efficace solo con lo sforzo di tutte le nazioni. Nascono, così, i primi trattati internazionali Unesco e Unidroit a tutela della circolazione illecita delle opere d’arte e dei beni culturali.
Al dopoguerra risale quindi anche la presa di coscienza di come le opere d’arte rappresentino, soprattutto oggigiorno, un grande mercato per i criminali (tombaroli, ladri, mercanti, falsari, terroristi e mafiosi) e come questi se ne servano da un lato per investire fondi illeciti e dall’altro per commercializzare opere contraffatte.
Tuttavia, a fronte di siffatta complessa situazione, non esiste in Italia un corpus normativo che punisca in modo unitario il fenomeno del traffico illecito delle opere d’arte commesso da organizzazioni criminali e si ricorre ad illeciti disciplinati in generale dal Codice Penale o appunto dal Codice Beni Culturali e del Paesaggio. Detta normativa è tuttavia insufficiente, lacunosa e troppo complessa.
L’esigenza di garantire la protezione e la restituzione delle opere sottratte o esportate senza autorizzazione si è tradotta in una disciplina articolata, che combina norme di diritto interno, meccanismi sanzionatori e strumenti di cooperazione con gli altri Stati e le organizzazioni internazionali.
In tale contesto, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale italiano svolge un ruolo centrale: esso è divenuto non solo strumento repressivo, ma anche modello internazionale di prevenzione, formazione e cooperazione.
Allo stesso tempo, l’analisi dei musei internazionali e delle case d’asta ha evidenziato le responsabilità etiche e giuridiche di questi attori, il cui comportamento negli ultimi decenni è stato ambiguo, ma che oggi, sotto la pressione dell’opinione pubblica e delle normative, stanno progressivamente adottando politiche più trasparenti.
La tutela e la restituzione dei beni culturali rappresentano, dunque, un crocevia tra diritto, etica e politica internazionale.
L’Italia, grazie alla sua esperienza e al ruolo pionieristico del Comando Carabinieri TPC, ha offerto al mondo un modello efficace.
Tuttavia, solo una cooperazione globale potrà garantire la salvaguardia di un patrimonio culturale che appartiene all’umanità intera.
di Andrea Toldo
Avvocato
Corsista I EdizioneCorso di Alta Formazione in “Criminologia dell’Arte”,
da Vicenza.




