Grazie alCorso di Alta Formazione in “Criminologia dell’Arte”, ho avuto l’occasione di partecipare ad un’interessantissima visita guidata a Napoli. Era una splendida giornata di sole e da diverse parti d’Italia, io ed altri colleghi corsisti, abbiamo raggiunto Napoli. Appuntamento al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, tra i più antichi ed importanti al mondo per ricchezza e unicità del patrimonio e per il suo contributo offerto al panorama culturale europeo. Ci hanno accompagnato per tutta la giornata la Prof.ssa Ponzetta e il Professor Di Vaia, Coordinatori del Corso che colgo l’occasione di queste righe per ringraziare. Una volta entrati nel Museo, la prima graditissima sorpresa dal Formed, abbiamo visitato la Mostra “Tesori Ritrovati – Storie di crimine e reperti trafugati” guidati dallaDott.ssa Marialucia Giacco, funzionario archeologo del MANN e curatrice scientifica della mostra, che con la sua esposizione chiara e la sua disponibilità a rispondere alle nostre domande ha reso molto piacevole ed interattiva la visita. La mostra è il capitolo finale di un lungo lavoro di catalogazione, studio e recupero di circa 600 reperti archeologici che si trovavano dei depositi del Museo Archeologico. I reperti sono infatti il frutto di sequestri e recuperi operati da Carabinieri e Guardia di Finanza negli anni e venendo esposti in questa mostra per la prima volta. Per noi del Corso di Criminologia dell’Arte è stata un’occasione unica: infatti, durante il corso abbiamo più volte affrontato l’argomento dei furti e delle falsificazioni nell’arte e la mostra è stata un eccellente esempio di tutto questo. Una delle sezioni dell’esposizione è dedicata al più insidioso tra i reati che coinvolgono il mercato nero dell’arte: il fenomeno delle falsificazioni. Sono presenti esempi di riproduzioni di falsi affreschi e falsi oggetti in ceramica, ma anche di opere in marmo abilmente invecchiate per immetterli nel mercato come opere antiche. Il percorso espositivo, infatti, è pensato non solo per raccontare casi giudiziali ed investigativi che hanno portato ,ad esempio, al recupero delle porzioni di affresco provenienti dalla Tomba del Cavaliere di Paestum (tre frammenti d’affresco risalenti al IV secolo a.C.), ma vuole stimolare un impegno attivo nella tutela di questo Patrimonio inestimabile che appartiene ad ognuno di noi. La seconda tappa della nostra giornata è stata la Cappella Sansevero, non prima di una breve sosta nei vicoli della Città per caffè e babà, necessari per “assaporare” l’aria di Napoli. “Avrei dato dieci annidella mia vita pur di essere stato lo scultore del Cristo Velato”, questo disse Antonio Canova quando si trovò al cospetto dell’opera commissionata da Raimondo di Sangro a Giuseppe Sanmartino, per la splendida Cappella di San Severo a Napoli e come dargli torto? Difficile riassumere in queste poche righe le bellezze che, guidati dal professor Luigi Di Vaia abbiamo scoperto nasconde la Cappella San Severo oltre la pregevolissima scultura. Gli affreschi sul soffitto realizzati con particolari colori ideati dal Principe Alchimista di Sansevero, che più vengono irraggiati dalla luce del sole e più acquistano brillantezza così come le sculture poste ai lati dell’altare della cappella :la Pudicizia e il Disinganno,che rimandano alla figura del Padre e della Madre giusto per dirne qualcuna.Il Cristo Velato è al centro della cappella, le braccia rilasciate lungo il corpo e le mani abbandonate mostrano ancora le vene, tutto è estremamente reale e porta a pensare che chi l’ha scolpito avesse conoscenza diretta dell’effetto naturale della vita che sfuma dal corpo per diventare puro spirito, o come molti pensano che il suo “modello dal vero” fosse stato un cadavere.
Il Cristo è coperto da un velo, impalpabile, quasi trasparente, leggerissimo eppure dal potere evocativo straordinario, in grado di ampliare l’immagine della sofferenza patita per il sacrificio supremo, l’emozione che si prova al suo cospetto è grande. Attraversando Spaccanapoli e via Toledo la nostra giornata si è conclusa al Caffè Gambrinus, ad un tavolino di quel famoso Caffè napoletano, dove Gabriele D’Annunzio scrisse di getto a matita sul marmo la canzone ”A vucchella”, nota a tutti nella versione interpretata da Enrico Caruso.
Concludo ringraziando ilFormed A.P.S., la Prof.ssa Ponzetta, il Prof. Di Vaia perché è stata un’esperienza molto formativa ed interessante dal punto di vista professionale, ma anche umano, visto che il Corso si è svolto prevalentemente on-line e queste giornate in presenza, arricchiscono il percorso di apprendimento, offrendo un mix equilibrato tra flessibilità e interazione umane.
diRita Maione
Restauratrice
Corsista Corso di Alta Formazione in“Criminologia dell’Arte”,
Corrispondente da L’Aquila.




