Il caso dell’ultimo Leonardo

Anna Pia Secondulfo, Discussione Tesi, Corso di Alta Formazione in "Criminologia dell'Arte".

Il mercato dell’arte da secoli è frutto di diatribe, sotterfugi e soprattutto molti dei suoi protagonisti spesso vengono sopraffatti dalla necessità di possedere un’opera di valore inestimabile, essere il proprietario di un’opera realizzata da un grande maestro, che sia rinascimentale, moderno o contemporaneo.

Ma questi acquirenti sono sempre consapevoli delle loro scelte? Ogni acquisto è realmente ponderato o è solo frutto di smania e/o di marketing? A queste domande è difficile rispondere, anche perché di vittime di scaltri mercanti d’arte ne è piena la storia.

Il mondo dell’arte diventa sempre di più una ambiente glamour, con galleristi e curatori di fama mondiale, artisti che vantano opere con prezzi d’asta superiore al milione di dollari, collezionisti multimilionari accerchiati da galleristi e mercanti d’arte sempre pronti a proporre nuove opere.

Quanti di questi soggetti coinvolti lavorano in quest’ambito per amore dell’arte? La risposta più semplice è che tutti lo fanno per questo motivo, la verità è che la maggior parte di essi cercano semplicemente di vivere un’esperienza esaltante, come se fosse un gioco d’azzardo.

Ognuno di loro viene vinto dal fascino di comprare un’opera di un qualche artista emergente nella speranza che, dopo qualche anno, acquisti valore o, come nel caso del Salvator Mundi, di aver adocchiato prima di tutti un tassello mancante di un intricato puzzle rinascimentale e di averne quindi fiutato da lontano il potenziale.

Ma Salvator Mundi di Leonardo, è stata una geniale intuizione o una geniale strategia di vendita? Questo elaborato non ha lo scopo di affermare se l’opera sia autentica o meno ma quella di analizzare le parti coinvolte e di mettere in luce quanto il mercato dell’arte sia facilmente manipolabile, come molte regole, scritte e non, siano facilmente aggirabili e come, nonostante la fiducia sia indispensabile in determinati contesti, sia semplice approfittarne.

Quando si parla del Salvator Mundi tutti si soffermano unicamente sulla cifra record a cui è stato venduto e al suo compratore. Pochi si soffermano sui passaggi precedenti, dal ritrovamento alla costruzione della storia del quadro, e su come la smania delle varie parti coinvolte di voler affermare di aver avuto tra le mani l’ultima opera di Leonardo, prima di tutti, abbia fatto sì che il dipinto assumesse sempre più valore e che una vendita così da capogiro fosse quasi scontata.

 

diAnna Pia Secondulfo
Restauratrice
Corsista I Edizione Corso di Alta Formazione in “Criminologia dell’Arte”,
da Napoli.

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