Glittica Romana, del I sec. Gemme naturali, imitazioni e sintesi. Falsificazioni e malversazioni, dai profili criminologici antichi ai violator moderni.

Fabio Pivari, Discussione Tesi Corso di Alta Formazione in "Criminologia dell'Arte"
 La tesi indaga la glittica romana del I secolo, distinguendo gemme naturali, imitazioni e prodotti sintetici, e inquadra falsificazioni e malversazioni dall’antichità alla contemporaneità.
Delinea il lessico del crimen falsi (adulterare, falsare, imitare) e il relativo apparato sanzionatorio romano (dalla lex Cornelia al repertorio punitivo), mostrando la pervasività della contraffazione anche su sigilli e cammei.
Viene presentata una tassonomia gemmologica (natura, imitazione, sintesi) con protocolli di identificazione (rifrattometro, polariscopio, UV, spettro, microscopia) e indicatori dei trattamenti (termico, impregnazione, tintura, irraggiamento).
L’arte glittica è letta come strumento di potere e propaganda, rapido e capillare rispetto alla monetazione, con esempi che connettono committenza, status e diffusione iconografica.
Tre casi illustrano tecniche e reti della falsificazione: la stagione romana dei Molayem; Martinetti tra restauro, mercato e la contesa sulla Fibula Prenestina; “Capogiallo” e la numismatica “fatta in casa”.
L’autore propone un protocollo operativo per il criminologo dell’arte sulla scena del crimine: messa in sicurezza, delimitazione/custodia dell’area, tracciabilità della catena di custodia, criteri di documentazione e repertazione.
Si integra la dimensione investigativa con un modello informativo in tre fasi (selezione, strutturazione, decisione) e con la rilettura della “triade oscura” (narcisismo, machiavellismo, psicopatia) verso una “triade grigia” centrata sull’azione violativa nei contesti artistici.
Il quadro teorico confronta Scuola Classica (libero arbitrio, deterrenza, proporzionalità) e Scuola Positiva (determinismi, pericolosità sociale, misure di sicurezza), con riferimenti alla tradizione lombrosiana e alla scuola di Chicago.
Ne emerge una prospettiva integrata: prevenzione e deterrenza giuridica, rigore tecnico-scientifico nell’analisi dei manufatti, e metodologie investigative data-driven per collegare fenomeni di falsificazione, furto e traffico.
La conclusione auspica linee guida condivise tra gemmologia, storia dell’arte, criminologia e forze dell’ordine, per rafforzare tutela, attribuzione e contrasto ai reati contro il patrimonio culturale.
di  Fabio Pivari,
Gemmolo I.G.I.
Corsista I Edizione Corso di Alta Formazione in “Criminologia dell’Arte”,
da Genzano di Roma.

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