Questo percorso di ricerca è iniziato grazie a un interesse personale nei confronti di un fenomeno che negli ultimi anni ha suscitato un acceso dibattito pubblico: le proteste ecologiste nei luoghi della cultura, spesso etichettate come atti di “eco-vandalismo”. Nonostante l’interesse, non ero mai riuscita ad approfondire il tema in modo sistematico, anche a causa della frammentarietà delle fonti e della difficoltà nel reperire materiali analitici organizzati. Proprio da questo vuoto è scaturita la necessità di costruire uno studio articolato, che non si limitasse a una semplice descrizione degli eventi, ma che provasse a inquadrarli da diversi punti di vista: criminologico, psicologico, sociologico, culturale e giuridico. Il mio intento è stato quello di restituire complessità a una questione che troppo spesso viene ridotta a una dicotomia semplificata di giusto o sbagliato, arte o ambiente, tutela o dissenso.
Il tema, com’è evidente, tocca corde profonde e scatena forti reazioni emotive, soprattutto in chi, come me, nutre un amore profondo per l’arte. Il rischio di reagire d’istinto, con giudizi affrettati o polarizzati, è molto elevato e ne sono consapevole in prima persona. Per questo ho scelto di trattare l’argomento cercando di mantenere, per quanto possibile, una distanza critica e una sospensione del giudizio, lasciando le mie riflessioni personali al capitolo conclusivo.
Lo scopo di questa tesi, dunque, è invitare chi legge a compiere lo stesso percorso: accantonare per un momento la propria reazione istintiva, e analizzare il fenomeno dell’eco-attivismo radicale nei luoghi della cultura con strumenti analitici, dati, fonti. Solo alla fine, una volta raccolti tutti gli elementi, sarà possibile elaborare un’opinione personale che sia davvero consapevole, informata e autonoma.
Questo tema è per me particolarmente importante perché tocca alcune delle questioni più urgenti e drammatiche del nostro tempo: la crisi climatica, il crescente strapotere delle multinazionali, l’asservimento della politica a logiche economiche estranee al bene comune. In un contesto segnato da profondi squilibri e urgenze globali, il ruolo dell’arte e della cultura assume un’importanza tutt’altro che secondaria: è strettamente legato alla nostra capacità di immaginare alternative, di elaborare simbolicamente il presente e di attribuire significato a ciò che consideriamo sacro, inviolabile, condiviso. Le azioni che colpiscono le opere d’arte non parlano soltanto di ambiente: pongono domande radicali sul valore che attribuiamo all’arte nella nostra dimensione collettiva.
Accanto alla ricerca teorica ho scelto di approfondire anche la dimensione diretta e soggettiva del fenomeno, intervistando personalmente una delle attiviste più esposte in Italia: Ester Goffi, portavoce del movimento Ultima Generazione. Inoltre ho realizzato un sondaggio rivolto a circa 1400 persone per esplorare l’impatto emotivo e cognitivo di questi atti sul pubblico, cercando di comprendere le percezioni, le reazioni e i giudizi più diffusi.
Il lavoro si articola in sei capitoli. Il primo ricostruisce il quadro teorico della disobbedienza civile, evidenziando la problematicità del termine “eco-vandalismo”. Il secondo approfondisce il profilo criminologico degli eco-attivisti, con particolare attenzione agli aspetti psicologici e sociologici. Il terzo analizza una serie di casi emblematici accaduti in Europa tra il 2022 e il 2025. Il quarto esplora l’impatto di queste proteste sulle istituzioni culturali e le risposte giuridiche adottate nei diversi Paesi. Il quinto raccoglie le principali reazioni pubbliche, accademiche e istituzionali, mettendo a confronto posizioni favorevoli e contrarie. Infine, il sesto capitolo propone alcuni scenari futuri, interrogandosi sul possibile ruolo dei musei in una società attraversata da emergenze globali e tensioni simboliche sempre più forti.
diStefania Monopoli
Perito e Consulente d’Arte
Corsista I Edizione Corso di Alta Formazione in “Criminologia dell’Arte”,
da Lovere (BG).




